"Your greatest creation is the life you lead."






È stato come il flash di una macchina fotografica. London.
Sa di caffè americano grande dolcificato. E sa di curry per le strade di Hunslow. E mi risuona ancora in testa il Please Mind The Gap.
E già, the Gap.
Non ero sicura fino all'ultimo se partire o meno, se rischiare di mandare nuovamente tutte le fatiche a puttane o se buttarmi allo sbaraglio, succeda quel che succeda. Il disturbo alimentare purtroppo non è rimasto a firenze, ma era seduto accanto a me sia in aereo a mezzanotte, sia nel doubledecker alle cinque e mezza. Ha dormito nel letto matrimoniale, tra me e mio fratello ed è venuto con noi alla living-party. Più accanito del solito, più forte di me.
Così questi giorni per me sono stati tutt'altro che una vacanza, caratterizzati da uno stato mentale da dimenticare, uno stato fisico che non deve ripetersi.
Ma posso dire di averci provato, di aver cercato in tutti modi di limitare i danni, per poi infine arrendermi. La situazione era tale per cui dall'inizio sentivo quel sapore di impresa impossibile. Ma ho deciso di partire nonostante il rischio livello rosso intenso. Perchè non volevo dare questo potere alla malattia. Ho deciso per londra e per la scivolata assicurata, anzicchè rimanere a casa con i rimpianti e per colpa sua. E penso di aver fatto la scelta giusta.
Atterrando ho sentito un'enorme sollievo. Ho tirato un sospiro quando ho sentito la parlata toscana in aereoporto. Sono corsa a comprarmi un gelato con le ginocchia che tremavano. In treno vedendo questi prati con i loro cipressi e le case con lo stucco che viene giù mi sono sentita euforica. In ascensore di casa mia poi non ce l'ho più fatta e ho urlato di gioia. Si, casa mia. Il mio letto. Il mio mondo che comincia proprio dal tappetto rosso davanti a questo. E il sollievo che ho sentito pensando che qua posso, qua ho la possibilità, di stare bene.
London ha avuto un senso. È stata una lezione violenta di quanto potere ha il disturbo alimentare. È stata la conferma che sarei perfettamente in grado di viaggiare da sola, cosa che prima non avrei mai osato pensare, visto il mio terrore degli imprevvisti. London è stata una conferma anche per la vita che conduco, che quello che sto facendo è il mio sogno. È stata un'esperienza fantastica se tolgo la componente malata, un'esperienza che appena possibile ripeterò. Ed è infine stata molto utile per rivedere mio fratello, per litigarci comeai vecchi tempi e rendersi conto che nulla è cambiato tra noi anche se siamo cambiati parecchio entrambi. Utile per chiarire discorsi vecchi e arruginiti.
Più che a London mi sembra di essere stata in un posto che esiste soltanto per me, in una London a misura mia, una città che ha saputo rispecchiare il mio stato attuale. Mi ha fatto rendere conto delle mie debolezze e lacune, e mi ha mostrato punti di forza completamente sottovalutati. E ora sono tornata, e seppur non sana posso dire di sentirmi salva.
Thanks God, at least I'm back.
*magda*
Senza rendermi conto mi sono ritrovata davanti alla scrivania di un nuovo medico di base a passargli la lettera di dimissioni della casa di cura. Mi costa davvero molto essere parlarle apertamente. Le racconto delle due ricadute, dei dubbi che avevo per recarmi da lei, della paura di essere riconosciuta in qualche modo nell'ambiente medico-ospedaliero. Lei dall'altra parte della scrivania alza il tono della voce e risoluta mi dice che ognuno ha dei problemi. Nessuno può permettersi di giudicarti. Poi non sei una criminale. Non provare più a vergognartene.
Così comincia per me un percorso serio. Affrontando una delle paure davvero più grandi che mi portavo appresso, cioè quelle per la mia salute fisica. Sapere come stanno andando le cose, dentro di me. Spiegarmi con dei nomi specifici tutti quei disturbi e dolori che da mesi mi porto avanti. Che forse potrebbero essere colpa mia.
Ci sono poi le parole che non hanno prezzo, che finchè mi ritrovo nei vortici delle mie ossessioni non sento. Ma appena tutto questo casino nella mia testa si placa, anche per una giornata soltanto, sento queste vocali e consonanti messe in fila con i sensi uditivi ma soprattutto nel petto. Mi dicono che mi vedono felice per la prima volta, come ad ottobre, che mancava questa luce nei miei occhi. Mi dicono magdona, ma non ti preoccupare a una mia confessione. Non c'è nessun problema. Mi dicono che se voglio mi accompagnano dal medico, visto che mi vedono agitata.
Non so, ma stamattina sul mio calendario vi era questa frase: “Fare le cose importanti a metà è privo di valore: spesso è proprio la seconda metà che conta.”
*magda*
















Ho due genitori che mi elogiano. Tanti complimenti al superlativo. Ho carisma mi dicono sepratamente. Ho una luce negli occhi ora mi dicono al telefono o a pranzo davanti a un'insalata di mare. Dopo un litigio di parole girate in bocca propria e bestemmie inaspettate e rivoltemi contro troppo violentemente sono persino stata scaricata motivando il tutto con una mia fragilie condizione emotiva. O meglio parole come tu sei pazza. Io non ce la faccio più a starti dietro. Tu mi sfinisci. Parole che fanno male. Nella mia mente per un poco si è insinuato il dubbio che avesse ragione. Che sia davvero io ad avere un grave difetto di precezione della realtà. Perchè per me tutta la sua eterna scenata era risultata tutt'altro che normale. E finchè non mi ha dato della pazza ero convinta fino al midollo che il pazzo tra di noi non ero io. Ma no. Io posso avere anche una scala di valori molto personale. Io posso anche avere una concezione del tutto particolare della normalità. Io posso avere anche qualche graffio sul mio disco ma so per certo che con una persona che manca completamente di autocontrollo io non voglio avere un rapporto. So anche che non voglio nessuno che si senta di dover badare a me, come ad una capra demente, dio mio. So anche che non voglio un uomo che non riesce a starmi accanto, perchè si sono brava, e non mi dispiace. Non voglio il vincitore del concorso di bassa autostima mascherata da ego sgargiante e arrogante. So che non voglio worklauberei, giocolieri di parole con orecchi da mercante. So che non ho nemmeno piu voglia di affrontare quei litigi blocco con una persona che si fissa con una frase a ripetitore, chiusa nel suo mondo mentre io la guardo ancora calma dopo buoni quaranta minuti di sproloqui suoi. No grazie. Oltre che con le sigarette ho smesso anche con questo. Col mettere in dubbio la mia salute mentale.
Intanto l'Ebreo con quello sguardo penetrante mi dice che mi deve dire una cosa. Dice che è davvero pazzesco quanto bene riesce a parlare con me lui che di solito non parla molto. Mi sento adatto quando sto con te nel suo italiano stentato. Eppure ha una ragazza a cui dice di sentirsi molto legato. Ha una ragazza che è partita per londra per staccare dopo l'improvvisa morte di sua madre. E io ho un invito per un film stasera. E tanto bisogno di un amica con cui bere un aperitivo. Di buoni consigli provenienti da bocche decise e dalle idee risolute. Di spalle su cui piangere quei dieci minuti di pausa pubblicitaria. Perchè nonostante tutto ci stanno.
*magda*