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Utente: magdalina
Nome: *magda*
Gravida di miseria e vita. Affamata di nuove reali vedute. Infastidita dalle infamie. Inaridita dalla penuria. Allibita dai plagi. Emaciata dalla bontà altrui. Dipendente dalla bellezza. Sazia del buon costume. Stanca dell’orgoglio. Nauseata dagli inganni suicidi. Aperta dal vuoto eterno.

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sabato, 06 giugno 2009

mi sa tanto che molto presto cambio indirizzo. online naturalmente.
postato da: magdalina alle ore 23:44 | link | commenti (10)
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martedì, 26 maggio 2009

tra sbalzi repentini di umore e pasti eseguiti invece regolarmente. sono distesa sul lettone a guardare questa firenze farsi lentamente più buia. in una casa finalmente rimessa a modo questo finesettimana, dopo cinque mesi di teli di plastica a ricoprire armadi, impianto stereo e letti. cammino scalza per aprire quel frigo ora in posizione più simpatica e alzo il volume della musica in camera al massimo. finalmente posso aprire gli scatoloni del trasloco. è la mia camera che gira con me da sempre. ho lo stesso copriletto etnico, regalatomi da mia mamma ad un natale. ho gli stessi cd di sempre, le colonne sonore dei vari posti in cui ho vissuto per diversi mesi. ho tutti i miei diari, con la scrittura che si fa sempre più ordinata, sempre più piccola. ho anelli ed orecchini da mercatino delle pulci, che mettevo a tredici, quattordici, sedici anni.

tutti i miei averi viaggiano con me, da quando ho diciasette anni. eppure questa volta aprendoli non ho avvertito quel qualcosa che sa di temporaneo. e inginocchiata davanti a quel cartone marrone ho pensato a quanto tempo è passato. mi sentivo arrivata a casa. allora ho scelto uno di quei vecchi e graffiati cd e l'ho infilato nello stereo della cresima, uno di quelli grossi degli anni novanta. mi sono lasciata cadere di schiena sul letto, proprio come facevo tornando da scuola per pranzo. e mi guardavo in giro, studiandomi i buchi nelle pareti. cercando di memorizzare le crepe nel soffitto che ora sostituiscono i cerchi irrogolare del legno della casa dove sono cresciuta. e così pensavo che quel cartone potevo pure buttarlo.

perchè è concluso un capitolo, quello che parla di fuge di casa e letti per gli ospiti. quello che parla di progetti che esitono la sera e che la mattina dopo non sono più applicabili. parla di una continua sensazione di smarrimento, una cosa simile a come la devono sentire anche i senzatetto. e ve lo assicuro, il mondo senza casa sembra ancora più grande e ti stordisce, facendoti perdere ogni orientamento. senza punti fermi non siamo nessuno.

sono stanca dalla festa del collettivo e sbianchata dalla candeggina delle pulizie. esausta dalla passione per l'embriologia e ho la maglietta appiccicata alla schiena dall'afa. e le quattro ore di sonno si stanno facendo sentire.

*magda*
postato da: magdalina alle ore 20:41 | link | commenti (3)
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sabato, 16 maggio 2009

Due Negroni.

mi sono svegliata alle tre di questo pomeriggio e non sapevo chi ero. mi sono guardata intorno e le pareti hanno cominciato a muoversi. ho sentito la maglietta sudata e ho visto il sole fuori. non mi ricordavo la mia vita. ero distesa a chiedermi cosa si deve fare di solito quando ci si sveglia. a chiedermi come ero finita in questa stanza, in questa casa. che giorno, mese, anno fosse. e chi ero. chi ero io. mi faceva male tutto il corpo, come se mi avessero preso a botte. soltanto guardando il mio pigiama mi riconsco. ah si, son la magda.

barcollando lentamente verso il bagno mi tornano in mente diverse cose. il grande ballo di fine anno. due negroni che mi hanno tagliato le gambe. una conoscente che mi chiede magda come ti senti, magda si va in bagno. mi ricordo il rugbista con la camicia bianca e mi ricordo la mia allegria. mi ricordo anche la scivolata ora. e mi ricordo come di colpo di avere quel problema, eh già. mi ricordo anche i molti complimenti per il vestito, strafiha sei. il prepararsi tra prove vestiti e commenti. a paranoie superate mi ricordo che sono uscita col vestito più aderente, con lo spacco più lungo, senza calze coprenti. deciso dalle altre, ho fatto una fatica incredibile inizialmente. mi ricordo anche che ad un certo punto di vestito elegante o meno non mi è importato più nulla. alla fine conto io che ci sono dentro al vestito.

seduta in cucina con una nausea fortissima metto in forno un pane. penso assorbire, devo assorbire quel che dei negroni rimane nel mio stomaco. asciugare tutto. penso, oddio sto male. e poi mi ricordo anche che ad un certo punto mi sono spenta. non riuscivo a parlare e nemmeno a pensare. gli occhi mi si chiudevano continuamente. prendo il pane e lo mangio con sforzo disumano. di bere qualsiasi cosa non se ne parla nemmeno. un po' preoccupata per lo stato davvero penoso in cui mi ero trovata e in cui mi son fatta vedere da persone che mi conoscono da poco, penso anche che in qualche modo a casa sono arrivata, e qualcuno il pigiama me l'ha messo. e ricordo mani che mi tenevano i capelli piegata sul cesso.

nel pomeriggio poi mi viene confermato, ho davvero dei grandi amici. strano, perchè nella mia testa non mi sarei mai aspettato questo aiuto. poi ci sono sempre delle persone che ti stupiscono, che piuttosto che continuare a brindare con gli altri sacrificano la serata per te. persone come il Riccio Misterioso che mi porta in braccio o il Rugbista Subacqueo che gli da il cambio. come quello che è uguale a mio fratello che va prendere la macchina per portarmi a casa. e le due amiche più care che mi mettono il pigiama all'incontrario e mi fanno dormire.

distesa nel letto di un coinquilino osservo le scene di un film scelto a casa sul suo computer. non riesco a seguire e mi viene ancora da vomitare. continuano a chiudermisi gli occhi e sogno che desederavo una cioccolata bianca con le nocciole e il Rugbista che si alza e va a comprarmela. perdo poi un'altra ora a cercare di capire cosa volesse dire con quella benefica sensazione di non avere desideri irrealizzati. non sopportando più la nausea mi alzo e decido di farmi una zuppa. per poi prendere l'aspirina.

nel tardo pomeriggio poi esco per fare la spesa e ricomprare un po' di cibo dei coinquilini che era finito nelle tubature di casa mari nelle due scivolate. e mentre svuoto il mio cestino rosso alla cassa il ragazzo davanti a me comincia a parlarmi. è gentile ed educato e per questo alla fine accetto la sua proposta di accompagnarmi per portare la spesa. mi accompagna fino a casa e mentre io dico le classiche cose da non dire a una persona che conosci da due minuti, se vuoi perlomeno vederla un'altra volta, lo chiamano. dice che si, farà un po' di ritardo ma tra poco sarà li. si è da poco laureato in medicina lui. con quegli occhiali dalla montatura nera e con quel bel sorriso. non è agitato, non è esageratamente gentile, mi sento a mio agio, io con i miei discorsi imbarazzanti e fuori luogo. mi sento amio agio con i miei ventun'anni e senza trucco. arrivati sotto casa mia mi invita a cena a casa sua. mi dice di passare, che tanto avevo visto dove abitava. aggiunge che ci saranno pure dei suoi amici. mentre gli sorrido penso anche che non ci andrò. situazione troppo imbarazzante per una che come i coniglietti si nasconde nei buchi per terra appena sente qualsiasi altra creatura avvicinarsi. gli do invece il mio numero e lui saluta normalemnte e se ne va. come fosse la cosa più normale del mondo.

a volte ho la netta sensazione di vivere in un film.

*magda*
postato da: magdalina alle ore 22:53 | link | commenti (1)
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mercoledì, 13 maggio 2009

Anoressia Pubblica

io mi sento presa per il culo. offesa e ridicolizzata. leggere alla mattina in prima pagina che isabelle caro ci incita a lottare. una foto di lei mentre sorseggia un sorbetto o un beverone, non si distingue, a 30 chili. poi nell'intervista vengono direttamente dati i numeri, dal 25 al 40, passando appunto per i trenta. e lei che dice io mi sono salvata. con le ossa del cranio che sono ben delineati nel suo volto. e lei che dice ragazze lottate. ma vaffanculo. te e tutte quelle come te che hanno trovato modo di guadagnarci. te che rappresenti l'idea dell'anoressica che un cittadino comune ha, che ci fai passare per delle pazze di trenta chili che sorridono truccate al fotografo, te che offendi ogni forma di esistenza intelligente affermando che ti sei salvata. te che offendi me. e chi come me davvero si impegna. chi stringe i denti e graffia le mura per riuscire ad uscirne. a chi non ha la scritta di malata in faccia, e cerca di comportarsi nel modo più "normale" possibile. mi offendi, isabelle caro. te e tutte quelle come te. perchè non pesiamo tutti trenta chili e non ci siamo nemmeno tutte mangiate il cervello. non tutte. e non abbiamo tutte quell'atteggiamento vittimistico e di autocommiserazione. noi, che non abbiamo un conto corrente fiorito perchè siamo malate, il cibo oltre che mangiarlo bisogna pure che ce lo guadagnamo. e io, che mi faccio un culo così anche se forse non me lo si legge in faccia, mi sento profondamente offesa e addolorata. e mi chiedo, quando ci sarà finalmente una "vera" malata a rappresentarci pubblicamente, una coi controcoglioni che fa sul serio quando dice che lotta. una di noi, che -per carità- può farsi anche i soldi con le interviste dalla d'urso, ma che perlomeno non ci dipinga pubblicamente come delle piagnone scheletriche rimbeccilite. che cazzo.

*magda*
postato da: magdalina alle ore 22:39 | link | commenti (3)
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lunedì, 11 maggio 2009

in questi giorni mi potete trovare sul balcone con vista duomo, a cercare di catturare un po' di questo sole primaverile nello strato più superficiale di me. a cercare di trattenere quel calore con olio, spalmati energicamente su questa carne, sera dopo sera. per sentire me. per sentirmi viva. per sentire questo corpo, questa carne, che mi permette di avere la terza dimensione, quella profondità tanto sentita quanto temuta.

in questi giorni mi potete trovare in piazza. alla sera con una birra in mano a fumare. mi trovate piacevolamente alterata a giocare agli imbarazzati, me e l'ammasso di muscoli tanto timido. a non sapere che dire e a fiotti raccontare tutto. a scusarsi per il proprio tasso etilico e a sorridersi guardandosi negli occhi.

mi trovate poi divisa tra le due librerie del centro, quelle grandi che hanno persino il pianoforte all'interno. nel reparto di psicologia a finire dei libri lasciati a metà e prenderne altri. per scoprire un poco quei segreti dello star bene. per capire come si fa ad uscire da certe malattie. mi trovate con le copertine dei libri da guardare timidamente nascoste sotto altre improbabili letture. ma infine andrò alla cassa, ripetendomi mentalmente che non devo vergognarmi, che ognuno ha il suo problema, e che quel cazzo di cassiere si faccia i benedetti cazzi suoi. e porgendogli quel libro eletto tra molti altri penserò che questo è libro più caro della mia vita. il coraggio che mi ci vuole per comprarlo non è imparagonabile col prezzo sulla copertina. eppure ora è sul mio comodino.

sorrido e rido. mangio pure la pasta. mi sballo con piacere. non faccio nulla di tutto ciò che il dovere mi imporrebbe. ozio completo. leggerezza. e poche paranoie su icche dire e icche  fare. insomma. va bene.

*magda*
postato da: magdalina alle ore 13:41 | link | commenti (3)
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giovedì, 07 maggio 2009

mi sento una donna in potenza.

una cioè che sa amare con ogni sua fibra. una che esplode di amore, anzi. una che sente la sana fame e poi è piacevolmente sazia. una donna con il seno morbido e le curve burrose. una che ride anche senza contegno, scomposta, piegata su se stessa. una che non ha paura di mostrarsi fragile come un fiore secco tanto quanto non rinuncia a dar spettacolo della propria forza. una che sa godere di un'amplesso senza sentirsi una puttana e una che sa essere simpatica anche dopo cinque boccali di birra.

sono così stufa invece di questo perenne senso di rinuncia, questa mentalità da martire, da vittima. sono stufa di questa voglia di patologico, questa spinta verso il dolore. sono davvero stufa di aver continuamente la sensazione di meritarmi solamente botte e punizioni, e sono stufa di sentirmi sempre in colpa per il piacere. sono stufa di questo sacrificio continuo, in nome di cosa poi, questo ancora non si sa. sono stufa dell'idea comune che la donna non può fondamentalmente provare piacere. deve essere contenuta e saper mantenere il controllo. deve saper obbedire e sapersi adeguare a ciò che la circonda. deve essere buona e diligente. deve essere pudica e sempre razionale.

ancora sono donna solamente in potenza, ma ora conosco la mia metà. io voglio sedere a gambe incrociate sul prato, bere una birra con amici e ridere di gusto buttando indietro la testa. voglio sentirmi io. piena. di me.

*magda*
postato da: magdalina alle ore 23:24 | link | commenti (2)
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venerdì, 01 maggio 2009

Pure beauty.

non riesco a dimenticare questa sensazione. di non ricordarti come sei. mi tocco per sentirmi, per trovarmi, per ricordarmi. ma niente. svanisce subito l'immagine mentale che ognuno dovrebbe avere di se stesso. e quindi questa sensazione: non sono niente. un'indefinibile carattere. una massa amorfa. niente di niente.

persona noiosa con nulla da dire. persona non interessante. sento di essere quel niente arrosto. quella fata morgana. quella enorme delusione di quando ti aspetti tanto.

a volte vorrei avere qualcosa da dire. e vorrei ricordarmi per tutti i sessanta secondi di un minuto la mail della mia amica."che i tuoi occhi brillino di quel sorriso che tanto adoro". ma è difficile ricordarsi chi si è quando nessuno attorno a te nemmeno lo intuisce. e ancora di più quando continui a pensare che ti stai mostrando tutta al contrario di quella che sei.

don't forget to be the way you are.

*magda*
postato da: magdalina alle ore 19:36 | link | commenti (5)
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giovedì, 30 aprile 2009

Touchdown.

mia madre faceva il punto rosso sulla riga del calendario appeso in cucina. è confermato, sono ancora, sempre e di nuovo donna. questo di sicuro contribuisce al mio umore indefinibile, spiega i miei eccessi calorici infiniti, ed è coerente con lo stato ormonale disordinato.

ecco, questa era la premessa.

ora io è da mezz'ora che sorrido come un'ebete. e una che sorride e non smette di sorridere e ha gli occhi splendenti davanti alle fragole della coop, pochi  la capiscono.
sorrido da stamattina, pensando a quelle mani piccole e a quel sorrisetto e a quegli occhietti furbi. penso ai miei sogni assurdi e penso al fatto che ogni volta che lo vedo non riesco a pensare a nulla di dicibile da dire. e nemmeno lui. con lui ho avuto sicuramente le migliori non-conversazioni. i migliori silenzi timidi, i migliori momenti dell' "eh... 'nsomma...eh".
e poi ogni volta che voglio  vederlo basta che vada alla coop e tenga d'occhio i motorini. ed ecco che passa quel casco con la riga verde e gialla. ecco che comincio a non riuscire più a togliermi dalla faccia quell'espressione ebete. e ormai, visto che è diventata un'abitudine vederlo in questa occasione oggi mi son messa la gonna. e sono uscita pensando che ovviamente sto giro non sarebbe passato. come in tutte le piccole magie, quando ci metti mano si rovinano. invece no. eccolo che passa. eccolo che non ti vede. eccolo che fa quasi un'incidente. ed eccolo già di nuovo scomparire, quel casco con la riga gialla e verde.

mah... chissà perchè ultimamente la spesa la magda la fa giornaliera.

*magda*
postato da: magdalina alle ore 19:02 | link | commenti
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diciamo che l'ebreo non è l'unico a dirmi che ho perso altra massa. diciamo che anche la cintura me lo conferma. la taglia è diminuita di altre due unità e io in pochi rari momenti, in pochi particolari specchi, beh, mi faccio schifo.
diciamo che ieri era il compleanno del coinquilino. diciamo che della torta ne ho mangiata davvero tanta. per non parlare del gelato in quantità esagerate. e diciamo che nonostante tutto anche stamattina non ho resistito e fatto colazione con la torta da pasticceria che mi sorrideva dal frigo. con il solito cappuccino e la solita mela pinklady. e diciamo che tanto per gradire ci ho aggiunto anche le due campagnole. ecco.*
ora, di solito avrei saltato i pasti successivi, per paura che le paranoie potessero aumentare a livelli incontrollabili. per paura che scattasse il meccanismo "tanto ormai". ma cerchiamo di girare il tutto. ecco un modo per prendere quei due chili in modo veloce e indolore. sempre che il mio corpo si accorga del eccesso energetico. cerchiamo di fare le cose nel verso giusto. aumentare di massa corporea è difficile psicologicamente, ma talvolta necessario, dal momento che tutti sanno che un sottopeso non giova di certo ne alla saluta fisica ne tantomeno a quella mentale.
ecco.

*magda*


*aggiungo per coloro che sono (giustamente) scettiche quando leggono di "eccessi calorici" nei blog di gente con disturbi alimentari. per la cronaca, ho mangiato una quantità tale da coprire due giorni e mezzo della mia dieta (= quantitativo calorico assunto giornalmente, non dimagrante ma di mantenimento.) ovvero sia 300 g di magnum (= 6 gelati, eh si) e 3 fette di torta con la crema al burro (eeeehhh si.). si sto bene. il colesterolo è andato a farsi un giro sulle vette del himalaya, ma va bene. e si, in caso ve lo chiedeste, mi sono gustata tutto, dal primo gelato, all'ultima fetta di torta. e i sensi di colpa, mah, me li sono dimenticati, visto che di solito quando faccio queste scorpacciate li zittisco con il pensiero dei futuri salti di pasto.

postato da: magdalina alle ore 06:32 | link | commenti
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martedì, 28 aprile 2009

London.

È stato come il flash di una macchina fotografica. London.

Sa di caffè americano grande dolcificato. E sa di curry per le strade di Hunslow. E mi risuona ancora in testa il Please Mind The Gap.

E già, the Gap.

Non ero sicura fino all'ultimo se partire o meno, se rischiare di mandare nuovamente tutte le fatiche a puttane o se buttarmi allo sbaraglio, succeda quel che succeda. Il disturbo alimentare purtroppo non è rimasto a firenze, ma era seduto accanto a me sia in aereo a mezzanotte, sia nel doubledecker alle cinque e mezza. Ha dormito nel letto matrimoniale, tra me e mio fratello ed è venuto con noi alla living-party. Più accanito del solito, più forte di me.

Così questi giorni per me sono stati tutt'altro che una vacanza, caratterizzati da uno stato mentale da dimenticare, uno stato fisico che non deve ripetersi.

Ma posso dire di averci provato, di aver cercato in tutti modi di limitare i danni, per poi infine arrendermi. La situazione era tale per cui dall'inizio sentivo quel sapore di impresa impossibile. Ma ho deciso di partire nonostante il rischio livello rosso intenso. Perchè non volevo dare questo potere alla malattia. Ho deciso per londra e per la scivolata assicurata, anzicchè rimanere a casa con i rimpianti e per colpa sua. E penso di aver fatto la scelta giusta.


Atterrando ho sentito un'enorme sollievo. Ho tirato un sospiro quando ho sentito la parlata toscana in aereoporto. Sono corsa a comprarmi un gelato con le ginocchia che tremavano. In treno vedendo questi prati con i loro cipressi e le case con lo stucco che viene giù mi sono sentita euforica. In ascensore di casa mia poi non ce l'ho più fatta e ho urlato di gioia. Si, casa mia. Il mio letto. Il mio mondo che comincia proprio dal tappetto rosso davanti a questo. E il sollievo che ho sentito pensando che qua posso, qua ho la possibilità, di stare bene.


London ha avuto un senso. È stata una lezione violenta di quanto potere ha il disturbo alimentare. È stata la conferma che sarei perfettamente in grado di viaggiare da sola, cosa che prima non avrei mai osato pensare, visto il mio terrore degli imprevvisti. London è stata una conferma anche per la vita che conduco, che quello che sto facendo è il mio sogno. È stata un'esperienza fantastica se tolgo la componente malata, un'esperienza che appena possibile ripeterò. Ed è infine stata molto utile per rivedere mio fratello, per litigarci comeai vecchi tempi e rendersi conto che nulla è cambiato tra noi anche se siamo cambiati parecchio entrambi. Utile per chiarire discorsi vecchi e arruginiti.

Più che a London mi sembra di essere stata in un posto che esiste soltanto per me, in una London a misura mia, una città che ha saputo rispecchiare il mio stato attuale. Mi ha fatto rendere conto delle mie debolezze e lacune, e mi ha mostrato punti di forza completamente sottovalutati. E ora sono tornata, e seppur non sana posso dire di sentirmi salva.

Thanks God, at least I'm back.


*magda*

postato da: magdalina alle ore 22:12 | link | commenti (2)
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martedì, 21 aprile 2009

Senza rendermi conto mi sono ritrovata davanti alla scrivania di un nuovo medico di base a passargli la lettera di dimissioni della casa di cura. Mi costa davvero molto essere parlarle apertamente. Le racconto delle due ricadute, dei dubbi che avevo per recarmi da lei, della paura di essere riconosciuta in qualche modo nell'ambiente medico-ospedaliero. Lei dall'altra parte della scrivania alza il tono della voce e risoluta mi dice che ognuno ha dei problemi. Nessuno può permettersi di giudicarti. Poi non sei una criminale. Non provare più a vergognartene.


Così comincia per me un percorso serio. Affrontando una delle paure davvero più grandi che mi portavo appresso, cioè quelle per la mia salute fisica. Sapere come stanno andando le cose, dentro di me. Spiegarmi con dei nomi specifici tutti quei disturbi e dolori che da mesi mi porto avanti. Che forse potrebbero essere colpa mia.


Ci sono poi le parole che non hanno prezzo, che finchè mi ritrovo nei vortici delle mie ossessioni non sento. Ma appena tutto questo casino nella mia testa si placa, anche per una giornata soltanto, sento queste vocali e consonanti messe in fila con i sensi uditivi ma soprattutto nel petto. Mi dicono che mi vedono felice per la prima volta, come ad ottobre, che mancava questa luce nei miei occhi. Mi dicono magdona, ma non ti preoccupare a una mia confessione. Non c'è nessun problema. Mi dicono che se voglio mi accompagnano dal medico, visto che mi vedono agitata.


Non so, ma stamattina sul mio calendario vi era questa frase: “Fare le cose importanti a metà è privo di valore: spesso è proprio la seconda metà che conta.”

 

*magda*

postato da: magdalina alle ore 07:38 | link | commenti (9)
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domenica, 19 aprile 2009

Back.

non so dove iniziare. diciamo così, potrei stare meglio.

diciamo che come un temporale estivo si era annunciata la ricaduta: poche piccole goccie, prima una sul naso, poi un'altra sul dorso della mano. poi ti casca il cielo in testa. e tu stai li nel tuo fango. da sola. perchè nessuno può capire cosa vuol dire sentire che il fisico non regge più questa malsana abitudine. nessuno sa cosa vuol dire temere per la propria vita e non riuscire a smettere. nessuno sa quanto ti senti impazzire dal tuo stesso insensato dolore. e nessuno deve sapere. corrono tutti al riparo quando comincia il temporale. e nessuno si rende conto che io sono ancora li. nessuno può capire, o soltanto pochissimi. ma io nemmeno voglio che mi si capisca. non voglio fare la vittima, non sono una vittima. questa è la mia guerra e io la sto combattendo. anche se sembra soltanto una noiosa a chi non mi conosce, io sono stanca. e per questo non riesco a uscire come vorrei la sera, non riesco a pensare a una relazione di coppia, non riesco a impegnarmi nello studio come potrei. tutto questo perchè aprire quel maledetto ombrello si è rivelato quanto mai difficile. eppure piangendo ci provo e ci riprovo ancora. mi perdono e cerco di essere meno severa con me. mi impegno e ho messo questo difficile ben-essere al primo posto delle mie priorità. perchè fa lo stesso se gli esami non li do al primo appello possibile. perchè fa lo stesso se non sono la più ganza perchè voglio tornare a casa a un orario decente la sera. perchè fa lo stesso le mille bugie che mi tocca dire. se mi fa stare meglio. e intanto ancora nessuno sa che sono rimasta sotto la pioggia a temere che tutto finisca fin troppo presto. a temere di perdere la testa. forse qualcuno sospetta, ma a me non va di mettere questa mia seconda vita in piazza. non avrebbe alcun senso, non potrei ricavarne nessun aiuto, mi precluderei la possibilità di essere trattata da persona normale, passerei per la vittima, passerei per la pazza, per la debole e fragile.

non mi trovo più. in tutto questo temporale io mi sono persa di nuovo. so il motivo di tutto questo, ma non mi va di dilungarmi.

non so dove iniziare ma so come finire.

è stato un periodo difficilissimo per me. forse tra i più difficili in assoluto. sentivo che stavo perdendo tutto, dallo salute mentale a quella fisica, dallo studio al mio futuro, dagli amici alle semplice conoscenze. stavo perdendo tutto, perchè la mia condizione esistenziale ormai mal si declina con il disturbo alimentare. io so di non avere futuro con questa malattia. una esclude l'altra. so che è questa malattia a limitarmi. è lei che rende la percezione della realtà distorta e ingannevole.
il rendermi conto che piuttosto che vivere da malata vorrei essere morta è stata una rivelazione che mi ha scioccata. il solo pensiero di preferire la morte, il nero totale, il niente, sacrificando tutto dei miei felici ventun'anni può forse esprimere il mio sentimento.
e mi ricordo ora, dopo aver pianto scrivendo diverse lettere stasera, mi ricordo ora che io amavo la vita. prima di perdermi in certe selve, io mi alzavo ballando e mi addormentavo cantando. ho battuto i denti diverse volte in questo periodo. mi sono fatta malissimo. in certi momenti ho perso ogni rispetto per me stessa. ma ho continuato ad alzarmi. come quando pattini le prime volte sul lago ghiacciato. è tutto così fragile, e la paura di morire. è pure così dannatamente difficile e tu non sai neppure se un giorno tutto questa fatica di porterà da qualche parte. non hai la certezza che sia la strada giusta.

voglio tornare.

*magda*
postato da: magdalina alle ore 22:33 | link | commenti (5)
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sabato, 18 aprile 2009

avviso.

vorrei scrivere e postare ma non ci riesco.avrei bisogno di scrivere molte cose. mi manca da morire tutto questo mondo, ma non posso. non ci riesco.


dario, caro compagno di stanza, te che ti vanti sempre di ricordarti tutto ciò che dico, racconto, affermo, si te dario, ti ricordi anche cosa ti dissi mesi fa? beh, te lo ricordo ora, visto che stai leggendo. ti dissi di non leggere il mio blog. grazie.

*magda*

postato da: magdalina alle ore 15:03 | link | commenti
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domenica, 05 aprile 2009

pochi giorni fa una studente di medicina ha preso un ventuno, che le è rimasto incastrato nell'esofago. pensava ma io ho studiato anche troppo. pensava ma io potevo prenderci un bel voto. e si chiede perchè non ha avuto il coraggio di far notare al professore che certe domande esulavano dal programma del corso.

una ragazzina bionda si è seduta sul prato dietro scuola. con quei ricci biondi e quegli occhi verdi, con la maglietta chiara. un sole primaverile toscano e cinque compagni di classe. ad ascoltare da coerente timida i loro racconti di fratelli gemelli e di amici dalla testa troppo montata. a progettare con loro le vacanze in salento di questo agosto venturo.

una sorella sempre troppo imparanoiata si è fatta sgridare dal suo fratellino londinese in una chat. le ha detto di smetterla di pretendere di essere perfetta, di riuscire in tutto subito bene. le ha detto che anche lui cade. e questo fa male, ovvio. ma bisogna rialzarsi per diventare delle persone speciali. le ha detto che si può anche rimanere a terra, nessuno te lo vieta. ma non ti distinguerai mai dalla massa. un unico colore con l'asfalto.

una ragazza con l'ombretto color fumo e il piercing al labbro decide di uscire. di festeggiare. si è lasciata convincere dalla piccola sorella aquisita. e si è sentita responsabile. questa sorellina aveva bisogno di uscire, come quella ragazza. e tra birre e rugbisti dolcissimi, tra risate e giramenti di palle, tra una dance hall di scarsissimo livello e avvicinamenti programmati da parte di chi dovremmo vedere per almeno altri sei anni. fattanza generale. loosing control in good ways. alle quattro la ragazza le prestò un suo pigiama e si addormentarono abbracciate.

una figlia aspetta ancora una chiamata da sua madre dopo la litigata per le tasse universitarie. ha scritto più volte ma la madre non le risponde da una settimana. la figlia sta seriamente pensando di non tornare a casa per le feste, per il suo compleanno. e si sente terribilmente precaria, come un guscio di noce in un grande mare. senza ancora, senza altre barchette, in continuo pericolo. è quel sentire che la paura più grande non è tanto l'andare a fondo in se, quanto la possibilità che nessuno se ne accorga. una figlia ha male tre dita sopra il diaframma.

una coinquilina è tornata a casa stasera e ha pulito come un ossessa la casa. la candeggina le è entrata nelle narici e le sembrava le pulisse un po' quella massa gelatinosa che è il suo cervello. ha grattato e disinfettato. e reso agibile il balcone.

una studente fuori sede è stata invitata dall'amica per il pranzo domenicale dalla nonna. e con mille paranoie la studente che si lamentava sempre della solitudine da finesettimana ha accettato. ha ascoltato discorsi da tavola tra zie e cugine. si è complimentata con le cuoche. ha fatto pure il bis di secondo. poi sugli scalini del giardino fiorito a sentire le chiacchere tra cugine. e infine le è pure scappato un bacio alla bellissima nonna che continuava nonostante la classe a insultare la classe politica e la colite, mantenendo sempre una buona dose di umorismo.

*magda*
postato da: magdalina alle ore 22:18 | link | commenti (4)
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giovedì, 26 marzo 2009

Dinnanzi ad un bivio.



Lost_direction_by_anemotionalfailure

se solo riuscissi più spesso a fermarmi e semplicemente lasciare che tutto scorra avanti. se solo riuscissi a sedermi ed osservare il tempo scorrere. per rendermi conto che oggi esiste soltanto una volta. per rendermi conto che questo giorno è uno dei ultimi prima dei ventun'anni. per non avere subito le palpitazioni quando non va tutto come doveva andare. perchè nulla mi scapperà senza che io me ne accorga. e invece mi ritrovo seduta sulle mie natiche a tentare di reggere più fili possibile. per dirigere questa mongolfiera. per controllare che ogni dettaglio sia al suo posto. per assicurarmi che il giorno successivo possa sempre cominciare pulito, e quello corrente finisca con il bilancio giusto.
se solo mi ricordassi più spesso che tutto questo ha così poca importanza. se solo potessi più spesso impadronirmi di quel concetto di tempo. al contrario di quanto pensiamo e al contrario di quello che si percepisce in ogni circostanza, sia pur la più insignificante, il tempo non fugge. passa. il tempo passa. e noi con lui. facciamo un cammino in cui non si tornerà indietro. non saremo mai in grado di progettare abbastanza bene, non saremo mai capaci di riparare davvero i passi falsi fatti.
sento spesso di aver perso ancora l'equilibrio. è un mese che non voglio vedermi. mi nascondo dietro bugie e realtà inventate in un mondo tossico, soltanto mio. chiudo fuori il mondo e le poche volte che  esco questo mi sembra sempre più lontano. mi sento in balia di una forza sconosciuta, ma che in verità da molto tempo mi è compagna. rappresenta la mia croce. la mia sofferenza. e in tutto un mese non sono riuscita ad accettarla. non sono riuscita a guardarla semplicemente per quella che è, una parte del tutto. e io che cercavo la formula magica in manuali acquistati apposta. e io che aspettavo il momento giusto per chiudere per sempre questo capitolo, questo tomo anzi, della mia vita. io che giustifico le cadute con motivi ridicoli. io che non piango nemmeno per un'attimo, che non riesco proprio a piangere. lost. ho sbattutto la testa contro tutte le quattro pareti. lost. dopo una porta, vi è sempre un'altra porta. per quanto io possa ostinarmi a cercare di identificare i motivi di  questo mio malessere, la verità ultima mi sa che sia proprio lei, la naturale prensenza della sofferenza. lost.
in questa selva di pensieri che mi crescono intorno, in questo uragano che sta sradicando tutto quel fragile orto che avevo pazientemente coltivato, in questo stato di vittimismo misto a del misero menefreghismo in cui verso ho finalmente ritrovato il mio Wegweisser.

"...e dinnanzi ad un bivio, tra una strada che va in basso e una strada che va in alto, prendi sempre la strada che va in alto. ti troverai sempre meglio."

abbiamo una scadenza, noi umani. e un giorno sarò seduta su una veranda a pensare ai miei vent'anni. un giorno con le rughe attorno agli angoli della bocca e con la pelle delle mani assottigliata e trasparente ripenserò come tutto all'epoca mi sembrava così impossibile. e come tutto sembrava una gran sofferenza. mentre invece sta soltanto a me farne ora ciò che voglio.

e io, cavolo, io voglio ricordarmi di aver sorriso tanto. e voglio ricordarmi di tutte le persone a cui ho voluto bene e che me ne hanno voluto a loro volta. si,voglio ricordarmi una sensazione di allegria e di aria che sa di infinite possibilità. non di depressioni. non ti paranoie pesanti. non ti manie di controllo. non di frustrazione e sudore. non di sconfitte e ulcere gastriche. non di quel senso di nonsenso prima di addormentarsi. non di istantanei pensieri, prontamente scacciati, di un tanto non me ne frega niente di niente. non voglio ricordarmi di come mi sentivo bugiarda. e in trappola, stupida e vecchia dentro.

*magd*a
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domenica, 22 marzo 2009

it can be hard to say yes.

fare le scale di acca e emme di firenze al sabato pomeriggio è una pessima idea. pieno di ragazzine smunte dagli occhioni tristi e grandi. cerco di trovare il coraggio per acquistare dei capidi colori, colori tenui, colori pastello, niente di troppo colorato. ma niente da fare. arrivo alla cassa e li ripongo in uno di quei cestini con gli ombrelli e le pinze per i capelli. scrivo all'Ebreo se gli va un caffè. mentre giro per le vie del centro con le cuffie e gli occhiali da sole mi vergogno. si, provo vergogna per questo stato di non-salute in cui mi trovo. provo vergogna per la non-forma in cui sono al momento. per me è sinonimo di vigliaccheria. di vittimismo.

siamo uomini o siamo galline? siamo uomini. e ripenso a quello che ci disse il professore di filosofia del liceo quando ci salutò prima del suo pensionamento. la scelta più difficile è sempre quella più giusta. diffida dalle vie facili. ecco perchè dico di si alla cena con l'Ebreo, che mi cucina pollo nel latte di cocco e riso basmati. ecco perchè rimango nonostante il suo dichiarato intento di farmi ingrassare. ecco perchè mi fermo anche a vedere il curioso caso di benjamin button, ed ecco perchè accetto di dormire li. senza trucco dietro, senza averlo programmato prima. e mentre decido per la possibilità che mi sembrava difficile, per ogni piccola cosa, mi rendo poi conto che è anche infinitamente più bella. vuoi mettere una triste cena da sola a casa tua per l'ennesimo sabato sera e una cena come si deve preparata da un amico a cui segue un film sotto le coperte cercando di trovare un incastro comodo. non c'è paragone. eppure se avessi seguito il mio stupido istinto guidato dalla stupida paura che mi paralizza avrei detto di no. evitare le novità. evitare le persone. evitare contatti ravvicinati. evitare pasti fuori. evitare imprevvisti. forse è una chiave di volta.

(mi faccio seria quando mi dice che se voglio una mano anche per questo specifico problema lui c'è. ringrazio con un sorriso, e ringrazio il cielo, perchè so il valore di una tale offerta. contare su qualcuno, qualcuno che non è lontano ore e ore di treno.)

*magda*
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sabato, 21 marzo 2009

let it be





narzissen

mentre il vento si infiltra nel cassetto della mia serranda, fischiando la sua canzone giorno e notte, la primavera avanza. a gambe incrociate sono seduta sul lettone di camera mia. come se avessi tra le mani la mia ombra persa. da ricucire addosso. una sopravissuta. uno stupido mucchio di ossa, che ha ancora perso la memoria. ha ancora dimenticato cosa significa ben-essere.

little-miss-sunshine visto con le mani che accarezzavano quella piccola testa dal caschetto biondo. le mani nella scodella di popcorn. quel babbo toscano con cui si può scherzare. quelle letture settoriali da quaranta euro, per tirarmi fuori da certe fosse. la cena rifiutata dell'Ebreo che vuole nutrirmi amichevolmente. i suoi "ti dirò ogni mattina quanto sei bella, quanto sei magra.". mi concentrerò sulla meraviglia di questa stagione.  cercherò di non analizzare tutto ossessivamente. cercherò di accettare, dire di si senza sezionare tutto. con incedere deciso continuo a ricordarmi che il primo giorno è sempre quello più difficile.

*magda*
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giovedì, 19 marzo 2009

così una sera ti prendi quella cazzo di carne dal frigo e la butti sulla piastra. quello che è stato è stato. si comincia con dei broccoli e un hamburger di tacchino alle undici e mezza in cucina di casa mari. coraggio.
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domenica, 08 marzo 2009


la mattina mi sveglio sudata e con le papille gustative ancora infiammate. le giornate le passo a guardare questa ragazza dalla testa piccola, dagli occhi smeraldo e dalle mani da pallavolista. la sera vado a dormire senza capire più nulla. sono in un gran casino. e non so nemmeno definirlo.

*magda*
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mercoledì, 04 marzo 2009

immer nach vorne schauen.

Ho due genitori che mi elogiano. Tanti complimenti al superlativo. Ho carisma mi dicono sepratamente. Ho una luce negli occhi ora mi dicono al telefono o a pranzo davanti a un'insalata di mare. Dopo un litigio di parole girate in bocca propria e bestemmie inaspettate e rivoltemi contro troppo violentemente sono persino stata scaricata motivando il tutto con una mia fragilie condizione emotiva. O meglio parole come tu sei pazza. Io non ce la faccio più a starti dietro. Tu mi sfinisci. Parole che fanno male. Nella mia mente per un poco si è insinuato il dubbio che avesse ragione. Che sia davvero io ad avere un grave difetto di precezione della realtà. Perchè per me tutta la sua eterna scenata era risultata tutt'altro che normale. E finchè non mi ha dato della pazza ero convinta fino al midollo che il pazzo tra di noi non ero io. Ma no. Io posso avere anche una scala di valori molto personale. Io posso anche avere una concezione del tutto particolare della normalità. Io posso avere anche qualche graffio sul mio disco ma so per certo che con una persona che manca completamente di autocontrollo io non voglio avere un rapporto. So anche che non voglio nessuno che si senta di dover badare a me, come ad una capra demente, dio mio. So anche che non voglio un uomo che non riesce a starmi accanto, perchè si sono brava, e non mi dispiace. Non voglio il vincitore del concorso di bassa autostima mascherata da ego sgargiante e arrogante. So che non voglio worklauberei, giocolieri di parole con orecchi da mercante. So che non ho nemmeno piu voglia di affrontare quei litigi blocco con una persona che si fissa con una frase a ripetitore, chiusa nel suo mondo mentre io la guardo ancora calma dopo buoni quaranta minuti di sproloqui suoi. No grazie. Oltre che con le sigarette ho smesso anche con questo. Col mettere in dubbio la mia salute mentale.


Intanto l'Ebreo con quello sguardo penetrante mi dice che mi deve dire una cosa. Dice che è davvero pazzesco quanto bene riesce a parlare con me lui che di solito non parla molto. Mi sento adatto quando sto con te nel suo italiano stentato. Eppure ha una ragazza a cui dice di sentirsi molto legato. Ha una ragazza che è partita per londra per staccare dopo l'improvvisa morte di sua madre. E io ho un invito per un film stasera. E tanto bisogno di un amica con cui bere un aperitivo. Di buoni consigli provenienti da bocche decise e dalle idee risolute. Di spalle su cui piangere quei dieci minuti di pausa pubblicitaria. Perchè nonostante tutto ci stanno.


*magda*

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domenica, 01 marzo 2009

cronaca

con le lacrime come rugiada perlata nella gola, guardando fuori da quel finestrino nella nebbia del nord. polmoni pieni di quell'aria di casa, abbandonata soltanto dopo aver sussurato un buonagiornata ai due fratelli ancora addormentati alle sei di questa domenica mattina. dopo aver preparato 10 panini per il viaggio, e le gallette ricoperte di cioccolato senza glutine per mia sorella. e infiniti i sentieri di montagna percorsi accompagnata da una radio a caso tedesca. e l'aver ficcato la testa nel cesso diverse volte causa indigestione e fanculotutto, e la successiva decisione di diventare una non fumatrice. giusto per godere della sensazione dell'astinenza e quel senso di onnipotenza cheti da, consiglito a tutti quelli che  non hanno provato che il digiuno estremo. le sciate ad alta quota di coraggio e selbstueberwindung.  i loro baci famigliari e le birre amiche.  gli aperitivi con riscaldamento di quei rapporti che resistono ai lunghi periodi di ibernizzazione. messaggi a cui non riuscivo a rispondere, amici per fortuna insistenti, chemiconoscono, e caffè presi artisticamente e spiritualmente con il babysitter dei miei fratelli. discorsi di vite passate e sindrome di stendhal. traslochi emotivi, chiusure di situazioni finora lasciate a metà accompagnati da violenti flashback e odori invariati. sudore che scende dalla schiena e il capo che gira sotto croci dei fuochi del sacro cuore di gesù. un senso di rivincita e di potere nella decisione di poter non fumare. un dessert per l'ego alquanto distrutto dopo l'esame di chimica rimandato a pasqua. il sentirsi a casa sentendo parlare quel dialetto per le strade, dopo sei ore di autobus causa ordigno e cartine di cioccolatini lindt bolognesi a riempire la borsa grigia. sbalzi d'amore hanno accompagnato tutti i sette giorni, come le frequenti nervosismi causa turckey. una sorella parigina rientrata all'ultimo anticipatamente rispetto al previsto per fare due chiacchere. e un compagno di caffè estivo mi chiede troppo tardi di vederci.  e lo svuotare quei scatoloni di ricordi, tra foto d'infanzia e pensieri da emo scritti con carbonicino su fogli bianchi in convitto dalle suore. i tre chili di diari pieni di stronzate da un punto di vista anacronistico. con poca voglia di ricominciare le lezioni domani.

*magda*
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giovedì, 19 febbraio 2009

domani ultimo esame di questa sessione. sono arrivata al punto di non farcela più. mi sembra una maratona che non finisce mai. e mi sento come se fossi stata tenuta con la testa sott'acqua tutto questo tempo. e mi manca l'aria. non vedo l'ora di tornare a galla, anche se ne ho paura. tutto quello che ho  tenuto a freno, sotto controllo, che ho soffocato per due mesi interi, senza tregua, ora è li che aspetta di riemergere. come tanti palloncini gonfiati. belli e colorati.

e poi l'ansia. il panico del giorno prima. tremo e sembro perennemente fatta di coca. continuo a ripetermi di pensare al dopo. alla sensazione che avrò appena finito. al fatto che tornerò a casa mia. andrò in piscina, finalmente. penso agli orari dei treni. penso alle sveglie che dimenticherò almeno per un po'. penso che ho fatto fin troppo. e che oggi si tratta solamente di fare quello che mi va. penso che ho preparato un esame da dieci crediti in una decina di giorni. e non mi aspetto la perfezione della mia prestazione domani. o per lo meno voglio convincermi che non sia così.

respira. ho già fatto il mio dovere.

*magda*
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sabato, 14 febbraio 2009

crisis.

dal greco krino. discernere. decidere. scegliere.

a questo servono. mi sono dovuta rendere conto che ho spinto troppo. non sono una superdonna. e ho dei limiti. fisici e mentali. non si può rimandare tutto dopo la sessione di esami. io invece ho fatto proprio questo. ho rimandato il fare ilpunto della situazione. ho rimandato ogni attività rilassante e divertente. ho rimandato i miei rapporti sociali. ma soprattutto ho rimandato tutti i sentimenti. le emozioni. devo rendere al massimo. non ho mica tempo per queste stupidaggini. recupererò. e invece no. non poteva finire bene.

e dopo ventiquattro ore di panico, con la pi maiuscola, mi son ritrovata li dov'ero rimasta mesi fa. e dopo solamente un ora tutto mi sembrava così ovvio. lapalissiano. non si può mica vivere così. escludendo il mondo. riporre in freezer ogni piacere, convinta di poterlo scongelare a piacere. di averne davvero allungato il tempo di scadenza. ci sono cose che non riusciremo mai a escludere completamente dalla nostra quotidianità. per fortuna. perchè come dice una mia carissima amica, citando nietzsche, siamo umani, troppo umani. e per fortuna.

ritrovata la terra sotto i piedi. scongelato tutto di un colpo, mi ritrovo a farmi accarezzare sul mio letto. mi ritrovo ad arrossire alla parola d'ordine san valentino. e mi ritrovo a decidere di aumentare la mia massa inerziale. ho bisogno di maggior forza di gravità. per non ritrovarmi più a prendere il volo trasportata dai miei deliri di onnipotenza. sono piccola. e umana. e va proprio bene così.

*magda*
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giovedì, 12 febbraio 2009

ormai le doppie punte mi arrivano a metà schiena. e ho i brividi sulle gambe. la gastrite continua a parlare nella sua lingua. e non mi sento bene. immergermi nel passato, anche solo coi pensieri, mi ha messo una strana inquietudine addosso. la concentrazione è finito nel secchio di acqua sporca, che sta in corridoio da giorni. e per quanto continuo a togliere i battuffoli di polvere e capelli sparsi per casa, ne trovo sempre uno nuovo. e così anche nella mia testa. disinfetto e lavo i pensieri, stendo al sole quelli belli, ma l'ammoniaca non riesce mai a togliere davvero tutto. e sento questo fastidio, come un pezzo di lego di quelli piccoli calpestato scalza. e questi brividi. li sento anche sotto le ascelle. e mi trovo con in mano quelle macchie, quello sporco, che non so come combattere. eppure ormai siamo all'ennesimo lavaggio. eppure ho consumato quelle poche unghie non ancora mangiate per grattare via quel rimasuglio carbonizzato di qualche pietanza di qualche coinquilino. ma siamo sempre li. io e il mio sporco. e i miei brividi. e i dotti lacrimali otturati. che ne so.

*magda*
postato da: magdalina alle ore 20:09 | link | commenti (5)
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martedì, 10 febbraio 2009

mi trovo abbastanza impantanata. le ruote del carro bloccate nel fango. e per quanto prenda a frustate la mia volontà imbrigliata, sono immobile. e sempre più stanca. stringo i denti ma le mandibole cominciano ad indolenzirsi e la mattina mi sveglio con i morsi all' interno delle guance. non so cosa non va.

mi trovo smarrita e infastidita. e non riesco a capire verso che direzione dovrei muovermi per stare un po' meglio. come nei vecchi giochi anni novanta, quando il principe di persia perdeva l'ennesima vita avendo imboccato il corridoio con le lame che scendono. e tu devi ricominciare da capo a risalire i vari livelli. ricominciare da quella pozza di sangue, che è tutto ciò che ti rimane dopo tanti pericoli scampati, dopo tante spade guadagnate e guerrieri sconfitti.
 
non che non sia grata per tutto ciò che ho. ma mi da fastidio il mondo. mi gratterei in continuazione. mi rifugirei in quei sogni che ho ricominciato a ricordare al mattino. quei amori adolescenziali che sanno come prendermi nel mondo onirico. mi  rifugirei tra braccia amiche e prenderei in prestito un po' della loro spensieratezza. vorrei ricevere mille di quelle chiamate gratuite, come quella dello Straniero felicemente fidanzato. a chiedermi come sto, a tranquilizzarmi per l'esame. a dirmi che son brava e che sarà una passeggiata per me.  vorrei aver voglia di vedere il Pischello che sto frequentando ma non è così.  io non lo so perchè mi è tanto difficile essere magda in certi giorni. e mi capita di desiderare un personaggio meno complicato, certe volte.

*magda*
postato da: magdalina alle ore 19:53 | link | commenti (1)
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domenica, 08 febbraio 2009

feelings in progess.

i giorni mi passano sotto le dita. tutto procede come le reazioni di fischer in eccesso di fenilidrazina. ho fogli bianchi piene di formule sparse un po' in cucina, un po' sul comodino e nella borsa di pelle chiara. il finesettimana è diventato un fremdword, ma ad essere sincera tutto questo studiare mi piace. svegliarsi e pensare a come alla formula del reattivo di grignard, per poi prepararmi una mocca in questa casa ancora addormentata. mi piace non riuscire a togliere la penna dalla mano e rifare e ripetere di nuovo tutto ciò che ho già fatto. mi piace fare pratica di pazienza. umiltà è la parola d'ordine. il sapere è una musa. si impara solamente con la umile consapevolezza di non sapere. e di poter imparare.  
nel frattempo cerco di abituarmi all'idea che lo stare insieme non è una cosa negativa. il problema è che mi viene meno ogni spontaneità appena qualcuno si aspetta qualcosa da me. sono sempre scappata da ogni rapporto di coppia, che definissi tale. quando le cose si facevano soltanto un'attimo più impegnative tra virgolette, io passavo dalla cotta adolescenziale ad una forma di insofferenza marcata nei suoi confronti. e mandavo a puttane tutto.
paura di perdere il controllo delle proprie emozioni. paura di perdere se stessi. paura di farsi male. paura di ciò che ancora non hai mai vissuto. la paura è una cattiva consigliera, si sa. e le emozioni per definizione non sono governabili dalla ragione. si possono soffocare e si possono manipolare, ma continuano ad esistere. forse è giunto il momento per aprire il vaso di pandora. piano,piano. spiare nascosta dietro al palmo della mia mano cosa nascondeva.

*magda*
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venerdì, 06 febbraio 2009

back to the bases

dopo un mese sono di nuovo seduta a gambe incrociate sulla trapunta arancione del mio lettone ikea.

in un mese ho fatto in tempo a perdere e riacquistare la mia singletudine. perchè ora non è il momento. evidentemente non è ancora arrivata quella serenità tanto grande da permetterti ti essere spontanea, di agire di istinto, di lasciarti accarezzare e vivere l'affetto come qualcosa di esclusivamente positivo. ho ancora addosso l'allergia a qualsiasi forma vivente certi giorni. ho ancora quel malumore da sensazione di perdita di controllo. sono giornate queste che finche le passi coi libri e la musica puoi permetterti, ma interferiscono gravemente con le relazioni interpersonali.

certo è che ho trovato un tesoro. una persona che mi comprende alla stregua di mia madre. una persona che ha trovato da qualche parte le istruzioni d'uso per me.

mi manca solamente un esame e poi posso ufficialmente chiudere i libri e mettere il tappo sulla bic per almeno una settimana. come sempre ci metto l'anima nello studio e i risultati finora sono proporzionali alla preparazione.

del resto ho avuto una scivolata una sera a casa sua. e mi convinco sempre di più che quella delle dipendenze sia un'area ben precisa del cervello che viene attivata quando si ripresenta il comportamento compulsivo. i giorni dopo sei sempre on turckey. ma se resisti alla tentazione del pensiero puttana del tanto una volta o due non cambia la gravità poi passa. si disattiva nuovamente nel giro di una settimana. ed è come se nulla fosse successo.

ecco. ho un'emicrania potente oggi. per questo ho tempo di aggiornare. per questo non riesco a portare un pensiero a fine. per questo ho lasciato la chimica organica aperta in biblioteca e me ne sono tornata a casa per medicarmi il cranio. e per questo lascierò questo post a metà.

*magda*
postato da: magdalina alle ore 12:04 | link | commenti
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venerdì, 23 gennaio 2009

exploring borders.

sono sette giorni che aspetto il sandmann. e intanto mi sveglio in laghi di sudore, nemmeno fossi pesantemente auf turckey. di giorno sono pungente come un kaktus, acida come una zitrone. l'unica cosa che riesce a darmi la carica è il reggae sull'ipod. ormai vivo in biblioteca, pranzo e ceno in mensa e mi stupisco di quanto mi allegerisca non dover pensare io a cosa mangiare, ma trovarmi i pasti pronti. domani farò un buon marmorkuchen e manderò la chimica in esilio, almeno per una giornata. domani andrò a comprarmi i miniconi all'esselunga. e mi prenderò pure una sveglia per risparmiarmi un po' di radiazioni elettromagnetiche.

le mie batterie sono a fine. arriverò a fine sessione esami con un chilo di correttore applicato tutto intorno agli occhi. non riesco a seguire un discorso per più di tre minuti di seguito. tutta l'energia la investo nel libro azzurro con tutte quelle belle formule distribuite per ottocento pagine. la cosa che più mi sconvolge però è che l'insonnia ti da questa sensazione, come se fosse tutta un'unica giornata senza fine. i pensieri futili ci sono anche alle quattro di notte e la mattina dopo ti sembra ancora la sera di ieri. leggo disperatamente oroscopi, li cerco pure sul worldwideweb, mi sforzo di vederci congruenze con le mie giornate per ritrovare un simil annuncio di gute zeiten.

poi arrivano mail stupende da amici che mi sembra di vedere per le strade di firenze, da quanto mi mancano. e arrivano mail di padri che vorrebbero venirmi a trovare. arrivano chiamate di mio fratello per chiedermi come si fa una dichiarazione dei redditi. arrivano messaggi di amore platonico dal babysitter dei miei fratelli, l'artista più talentuoso e strampalato che conosca. e arrivano chiamate da un'essere adorabile che si sta, senza troppo lamentarsi, prendendo sulle spalle il compito di farmi stare meglio.

*magda* 


postato da: magdalina alle ore 08:04 | link | commenti (3)
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lunedì, 19 gennaio 2009

la magda stamattina ha avuto un'illuminazione. forse per la solita febbre notturna, forse perchè ha desposto tutta la tossicità del suo umore tra piumino e lenzuola, forse semplicemente perchè è più bello essere illuminati.

la svolta. la magda attuerà una svolta. farà dimunire la sua serietà con una funzione esponenziale negativa nel tempo. un bel moto armonico smorzato. le è proprio venuta voglia di un po' di spensieratezza e stupidità. pochi pensieri profondi, poche riflessioni esistenziali. poche etichette agli stati d'umore. poche classificazioni nelle relazioni interpersonali.

e mi renderanno felice i pranzi in mensa. e le battute nel libro di chimica. la musica di errediesse e il nuovo eyeliner.

*magda*
postato da: magdalina alle ore 08:32 | link | commenti (1)
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domenica, 18 gennaio 2009

sunday nonsense.

mi sento sospesa tra il ieri e il domani. la nebbia copre i tetti delle case e l'umido di questa casa mi entra nelle ossa. la stechiometria mi prende in giro, e nessun calcolo sembra dia risultati corretti. i messaggi rimangono senza risposta e non so cosa voglio. non so cosa non va. il freddo polare dell'altra sera è ancora attaccato alla mia carne. e la quantità di cioccolata consumata è direttamente proporzionale allo stato della mia epidermide. e non ho proprio nemmeno voglia di  essere simpatica. non mi va di essere di buon umore. non mi va di essere soddisfatta, ne contenta. non mi va di godermi questi giorni, per quanto siano anche positivi.
vorrei invece mettermi a letto a guardare dei stupidi film tutto il giorno. vorrei esonerarmi per una giornata dalla vita. vorrei chiudere i battenti e non dare giustificazioni. e vorrei riuscire a scrivere qualcosa con un po' più di senso, per sentirmi almeno un po' più io dopo averlo fatto. vorrei uscire con un'amica e bere un'aperitivo in tranquillità.

non ha senso oggi.

*magda*
postato da: magdalina alle ore 11:01 | link | commenti
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